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Rottamazione ruoli Equitalia – Adempimenti e Scadenze

Categoria: Circolari Pubblicato: Sabato, 05 Novembre 2016 Scritto da Donato Troia

La disposizione, contenuta nel decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017, prevede la definizione agevolata dei ruoli dal 2000 al 2015. Tale provvedimento, aspettato da tempo, aiuta i contribuenti a chiudere con il passato, naturalmente versando il dovuto con esclusione di alcuni importi, anche se la dilazione concessa si espone a critiche data la percentuale, rappresentante le rate, molto alta.

Il 23 gennaio 2017 è il termine massimo entro cui è possibile presentare l’istanza per poter rottamare le cartelle.

E’ stato pubblicato sul sito internet di Equitalia il modulo per aderire alla rottamazione dei ruoli dal 2000 al 2015, prevista dal decreto fiscale. Il modello può essere presentato sia direttamente presso gli sportelli dell’ente di riscossione che tramite posta elettronica certificata (modulo DA1).

La dichiarazione di adesione alla definizione agevolata può essere presentata dal contribuente:

- presso gli Sportelli dell’Agente della riscossione utilizzando il modulo DA1;

- alla casella e-mail/PEC della Direzione Regionale di Equitalia Servizi di riscossione di riferimento, inviando il modulo DA1, debitamente compilato in ogni sua parte, unitamente alla copia del documento di identità.

Una volta presentata la domanda, Equitalia comunicherà al contribuente entro il 24 aprile 2017 (180 giorni dopo la pubblicazione del D.L. sulla Gazzetta Ufficiale) l’ammontare complessivo delle somme dovute e gli invierà i bollettini di pagamento.

Sotto il profilo soggettivo, l’art. 6 del decreto fiscale (D.L. n. 193/2016) non prevede limitazioni: possono pertanto usufruire dell’agevolazione tutti i contribuenti che hanno somme iscritte a ruolo.

In generale, quindi, rientrano le persone fisiche, le società di persone e di capitali, le imprese individuali, i lavoratori autonomi, gli enti non commerciali, i consorzi e i soggetti non residenti con stabile organizzazione. L’elenco non è esaustivo, poiché possono aderire alla definizione agevolata tutti coloro che hanno importi iscritti a ruolo affidati agli agenti della riscossione.

L'art. 6 richiama gli agenti della riscossione nella più ampia accezione e, quindi, non sono necessariamente individuati nella sola Equitalia, ma possono essere anche altri soggetti che esercitato attività di riscossione.

Sul punto, sembra opportuno precisare che proprio questi ultimi soggetti, contrariamente a quanto svolto da Equitalia, riscuotono le somme con ingiunzione di pagamento. Da una interpretazione letterale della norma, le somme riscosse tramite ingiunzione di pagamento non rientrerebbero nella definizione in quanto non sono importi iscritti a ruolo.

Rientrano nella definizione agevolata tutti carichi di natura sia patrimoniale sia tributaria inclusi in ruoli affidati agli agenti della riscossione negli anni dal 2000 al 2015. In pratica, i soggetti interessati dovranno versare:

a) le somme riguardanti il capitale e gli interessi;

b) le somme spettanti all’agente della riscossione a titolo di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive, nonché di rimborso delle spese di notifica della cartella di pagamento.

Rientrano nella definizione agevolata anche le somme iscritte nei ruoli per i quali i debitori hanno ottenuto un provvedimento di dilazione.

Non devono essere versate (ed è questa l’agevolazione) le sanzioni, gli interessi di mora e gli interessi di dilazione.

Non sono oggetto di definizione le somme iscritte nei ruoli e riguardanti:

- le riserve comunitarie, ossia dazi e accise;

- l’IVA riscossa all’importazione;

- le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;

- i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti;

- le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;

- le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada.

In merito all’ultimo punto, l’agevolazione risulta applicabile limitatamente alle somme aggiuntive alla sanzione.

Infine, la rottamazione comprende anche gli importi iscritti in ruoli derivanti da pendenza di giudizi ma, in questo caso, il debitore deve assumere l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi.

 Proprio con riguardo alla definizione dei ruoli riguardanti i giudizi pendenti, appare opportuno formulare alcune riflessioni riguardanti gli effetti del ricorso sull’atto impugnato.

Nel sistema del contenzioso tributario è previsto che la proposizione del ricorso non sospende gli effetti giuridici dell’atto impugnato, in quanto gli Uffici sono legittimati a riscuotere le somme dovute sulla base del provvedimento impositivo notificato.

In proposito, l’art. 15, comma 1, D.P.R. n. 602/1973, dispone, nei fatti, che una volta notificato l’atto impositivo, l’ente creditore forma il ruolo a titolo provvisorio, per la riscossione di un terzo degli importi indicati nell’atto stesso a titolo di imposte, contributi, premi e relativi interessi.

La norma, in realtà, tratta delle imposte sui redditi, ma stante il rinvio operato dall’art. 25, D.Lgs n. 446/1997 alle regole contenute nel D.P.R. n. 602/1997, l’iscrizione a titolo provvisorio riguarda anche l’IRAP. Inoltre, per effetto dell’art. 23, comma 1, D.Lgs n. 46/1999, la disciplina di cui all'art. 15 citato si applica anche all’IVA.

Occorre, infine, osservare che, a partire dal 1° luglio 2011, ai sensi dell’art. 29, D.L. n. 78/2010, gli accertamenti sono divenuti esecutivi, con la conseguenza che viene eliminata la fase dell’iscrizione a ruolo, ma il contribuente ha l’obbligo di versare gli importi nella percentuale, indicata nel menzionato art. 15, entro il termine di proposizione del ricorso.

Ciò detto, nel momento in cui è pendente il ricorso con importi già iscritti nei ruoli nei limiti di 1/3, per esempio, per imposte, contributi ed interessi, si è dell’avviso che sia necessario conoscere se vi sia o meno la richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate delle somme residue. In pratica, aderendo alla definizione agevolata, il debitore in contenzioso ha la possibilità di versare quanto dovuto a titolo di imposte, contributi ed interessi. Non versa le sanzioni perché non sono iscritte nei ruoli. Ne deriva che, versando il terzo richiesto, rinuncia al prosieguo del contenzioso ma, in realtà, non viene scritto se estingue l’intera controversia. Dal dato letterale della norma, infatti, si evince che solo le sanzioni iscritte nei ruoli sono escluse dalla definizione, ma null’altro viene disposto con riguardo alle sanzioni e alle residue imposte risultanti nell’atto impositivo. Tanto precisato, occorre stabilire, quindi, se l’Ufficio successivamente alla definizione, richiede al contribuente la restante parte delle imposte, dei contributi, degli interessi e delle sanzioni non iscritti nei ruoli, ma risultanti dall’atto di accertamento. Se questa dovesse essere “l’amara” verità, ossia il versamento delle somme residue, sembra opportuno che il debitore, in pendenza di giudizio, valuti attentamente la convenienza di aderire alla rottamazione dei ruoli, rinunciando al giudizio pendente. E’ da sperare che, in sede di conversione del decreto o, almeno, tramite un intervento chiarificatore, venga risolto anche questo problema.

I nostri uffici sono a Vs disposizione per qualsivoglia chiarimento.